L’allenatore

Allenare i giovani ragazzi è una passione, una missione e una dedizione.
L’allenatore è un’insegnante, un educatore, un tecnico, un animatore, uno psicologo.
Essere insegnante che addestra trasmettendo modelli positivi da seguire è tutt’altro che facile!
L’allenatore deve conoscere le varie tappe di crescita fisica del giovane per poter proporre allenamenti idonei ad ogni età e che ne favoriscono lo sviluppo armonico.
Un’errata seduta d’allenamento può procurare gravi danni a livello scheletrico, osseo-cartilaginei che possono riflettersi al livello fisico e psicologico con abbandoni precoci dell’attività sportiva.
Creare un ottimo rapporto di intesa tra allenatore e ragazzo è fondamentale, specialmente per chi allena i primi calci, piccole spugne pronte ad assorbire qualsiasi cosa.
Bisogna stare attenti, ponderare molto bene quello che si dice e quello che si chiede all’atleta, è facile sbagliare, dare un errato significato alle parole come “COMPETIZIONE”,“AGGRESSIVITA’ ”
si rischia di trasformare un elemento positivo in una guerra con l’avversario.
L’allenatore deve saper osservare, essere sempre attento ad eventuali stati d’animo e di malessere, essere capace di motivare, non rigido, ma deve saper spiegare ogni seduta d’allenamento, alimentare l’autostima e sapere aggregare il gruppo.
Ovviamente deve conoscere, i fondamenti della tecnica di base la tecnica di situazione o tattica individuale.
Non deve dimenticare mai il senso ludico dell’allenamento, la tecnica risulterà più stimolante e i risultati più proficui.
Attenzione a non cadere nell’ “AMICIZIA” con l’atleta, bisogna essere capaci di svolgere la propria attività di allenatore con professionalità dando e pretendendo rispetto senza dare stupide e inutili punizioni ma sapendo imporre la propria volontà e le proprie decisioni, sapendo sempre dare giuste risposte alle loro domande e alle loro curiosità.
Questo vale per l’atleta ma soprattutto per i genitori.
Genitori… Genitori… non ricordo chi ha detto ” IL MIGLIOR CALCIATORE E’ ORFANO” mai definizione fu più esatta.
Ricordo quando ero ragazzo e andavo da solo agli allenamenti con il borsone che era più grande di me, ovviamente la preparazione della borsa, l’ingrassamento delle scarpette erano a mio carico e le scarpette si cambiavano solamente quando erano diventate strettissime, ci si allenava con qualsiasi tempo e le mamme non partecipavano mai a nessuna partita.
Oggi praticamente le mamme sono ovunque negli allenamenti, alle partite dove fanno ogni tipo di apprezzamenti ad alta voce, a volte le senti parlare sulle prestazioni tecnico-tattiche facendo differenze tra il mio e il suo ma non si permettono mai di giudicare la prestazione del figlio.
Mentre il papà rimanendo meno attivo, è più attento se il figlio gioca, quanto gioca, se entra subito al primo tempo, quale ruolo occupa, addirittura a volte giudica anche il numero della maglietta.
Si atteggia ad allenatore urla, consiglia, ordina al figlio cosa deve fare, come si deve comportare, lo vuole aggressivo, cattivo anche se ha solo 10 anni, mettendo così in difficoltà l’atleta che non sa chi ascoltare, oppure peggio ancora ha paura di sbagliare per non sfigurare davanti ai genitori.
Insomma era meglio quando si stava peggio? Quando lo sport era sentito e non si doveva pagare fior fiori di soldi per andare a praticare uno sport? (Specialmente il calcio) oppure oggi?


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